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"ANGEL" Sardegna Occidentale 12 gennaio 1977 - Latitudine 40° 29' Nord - Longitudine 6° 40' Est Tre cadaveri avvolti nelle coperte, una zattera autogonfiabile di salvataggio, una biscaglina: questi i resti del mercantile spagnolo "Angel" del compartimento marittimo di Santander, inabissatosi a circa 80 miglia da Punta Scorno, tra la Sardegna e le Baleari, intorno alla mezzanotte del 12 gennaio 1977. Sette marinai sono stati tratti in salvo nelle scialuppe, dal rimorchiatore "Tenace" e trasbordati su di un traghetto francese, il "Napoleon" che subito dopo ha proseguito la navigazione stante il mare agitato. Otto i dispersi mai più trovati inghiottiti insieme alla loro nave diventata così anche la loro tomba, negli abissi del mare. Negli occhi dell'equipaggio del rimorchiatore "Tenace" si leggeva un grande dolore. Eppure i due comandanti che hanno condotto le ricerche, Giovanni Camedda e Rocca, il direttore di macchina Tommonaro, il motorista Musella, i marinai Grieco, Ottaviani e Pes sono uomini incalliti, tra i più esperti temprati a queste tristi avventure marinaresche, che conoscono il loro mestiere, la sua crudeltà. E' tutta gente che abbiamo visto ritornare felice, raggiante in altre circostanze, quando insieme alla nave in pericolo erano riusciti a trainarsi dietro, vivi, anche gli uomini. Stavolta non c'è stato niente da fare. Il mare ha inghiottito le sue vittime con troppa rapidità. Il temporale che ha investito il tratto di mare compreso tra la Sardegna e le Baleari, non era con forza 6-7 come ufficialmente annunciato, ma addirittura forza 8-9 come sarebbe stato rilevato dalle forze soccorritrici ed ha avuto un peso determinante in questa tragedia. L'unità aveva lasciato Piombino nella mattinata del 11 gennaio, con un carico di quasi 6 mila tonnellate di rotaie che avrebbe dovuto scaricare nel porto polacco di Gdynia. L' Angel ha navigato in condizioni quasi normali malgrado il mare forza 5-6 con venti prima da sud-ovest poi da nord-est. Attraversate le Bocche di Bonifacio ha doppiato Punta Scorno per puntare verso Gibilterra. Intorno alle ore 18.50 il dramma: l'Angel trovandosi nell'occhio del ciclone e sottoposta a continui colpi di marosi, si è inclinata di 35 gradi per uno spostamento del carico di rotaie, le sue doti di galleggiabilità sono ancora peggiorate. Forse in quel momento sarebbe stato possibile, raddrizzando la prora al vento, avere qualche chance di salvezza, ma la nave spagnola evidentemente ha perduto molta manovrabilità investita da marosi altissimi. Un successivo colpo di mare ha spostato un altra montagna di binari facendo inclinare l' Angel ancora più paurosamente. Dalla nave spagnola è stato lanciato il primo e unico S.O.S. Da quel momento nelle stazioni radio di Porto Torres e in Capitaneria si è iniziato a respirare il clima drammatico che accompagna queste occasioni. L'affondamento è avvenuto in pochi minuti. Il rimorchiatore Tenace giunto nella zona del disastro si è trovato in mezzo a resti di legname e chiazze di nafta. Risalendo le macchie di nafta il Tenace è riuscito con esattezza a localizzare il punto preciso dell'affondamento della nave. Più tardi il galleggiare senza vita di quei tre corpi trasportati dalle correnti e, la sua, è stata una mesta operazione funebre. Recuperare gli annegati non è stato facile. Sono state necessarie ben tre ore. Un cavallone di spuma metteva in evidenza un salvagente ed un altro cavallone successivo faceva scomparire ogni cosa. Il primo marinaio spagnolo è stato ripescato intorno alle ore 14, il secondo verso le 16, il terzo alle 17. Il Comandante Camedda riferisce che una zattera è stata raccolta regolarmente gonfiata, nessuno sopra o aggrappato. C'è da pensare che una volta lanciata in acqua i tre marinai raccolti dal rimorchiatore a distanza di 7-8 miglia dal luogo dell'affondamento e staccati l'uno dall'altro di 100 metri, con indosso i giubbotti di salvataggio e legati da una cima tra loro, non siano riusciti a raggiungerla (sarebbe bastato che almeno uno salisse sopra per tirare su anche gli altri). Che tutto si sia svolto con ritmo impressionante, agghiacciante, con la morte negli occhi sembra anche farlo credere la biscaglina recuperata ancora arrotolata. Non si è avuto il tempo materiale di distenderla sulla murata e i marinai si sono gettati in mare, sperando in Dio (Il Comandante Camedda racconterà che al momento del recupero tenevano tra i denti, ben stretta, la croce cristiana delle rispettive catenine). ( "La Nuova Sardegna" del 14 - 15/01/77)
RASSEGNA STAMPA DEL PERIODO L'alto senso umanitario e lo spirito di solidarietà mostrate in quelle ricerche, in un mare trasformato in un inferno, con mare forza 8/9 e venti terribili, durate per 6 giorni e 7 notti, trasferendosi da un rimorchiatore all'altro per sostituire i suoi uomini provati da una fatica disumana, valsero al Comandante Camedda numerosi riconoscimenti, tra i quali Madrid, 5 gennaio 1978: COMMENDATORE DEL REGNO DI SPAGNA titolo conferito da Juan Carlos I°, Re di Spagna
Genova, 9 ottobre 1979: PREMIO GUIDO GUIDA
Oristano, 3 dicembre 1979 MEDAGLIA D'ORO AL VALOR CIVILE dalla Giunta Provinciale di Oristano
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Last Update 01/03/2007
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