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Negli
anni Settanta il giornalista genovese Giorgio Bubba scrivendo sulle
colonne del giornale “Il Secolo XIX” del rimorchiatore “Vincente”, specializzato
in eroici salvataggi, ha definito Giovanni Camedda «un personaggio che tanto
sarebbe piaciuto a Hemingway. Ma Camedda (sardo di nascita, ligure per mentalità
marinara) rifiuta l’alone della leggenda. «Sul mare - dice ancora oggi, dopo
quarantaquattro anni di attività - soprattutto quando ci sono in gioco vita e
barca, cadono le barriere che gli uomini si sono costruiti in terra e si ritorna
ad essere veramente fratelli ed amici.»
Vogliamo prenderci il gusto enumerarne alcune? La
massima onorificenza resta il “Premio Guida” assegnatogli da un organismo
internazionale, poi il grande riconoscimento da parte del Consiglio Superiore
della Marina Mercantile con “L’Avanti Tutta”, la cittadinanza onoraria dei
Comuni di Arborea e Nurachi, le medaglie d’oro conferitegli dalle
amministrazioni provinciali di Cagliari, Sassari e Oristano,
il
titolo di Cavaliere prima, Ufficiale poi e infine Commendatore al merito della
Repubblica Italiana e della Repubblica Spagnola.
Quest'ultima concessagli dal Ministerio
de asutitos exteriores, datata
Madrid 5 gennaio 1978, reca tra le altre anche la firma del Re Juan Carlos, e si
rivolge a Giovanni Camedda con queste parole: «Expresadole mi sincera felicitacion por el alto honor que ha merecido,
la saluda atentamente y le reitera el
testimonio de su
distinguida coniíderacio».
Antonio
Pazzola di Sennori e Raimondo Bechere di Bultei, due fra i migliori interpreti
della poesia dialettale sarda, gli hanno dedicato versi affettuosi.
Ma sicuramente quelli che Camedda ha gradito maggiormente
sono quelli del barbiere di Cabras, Giuseppe Meli, che ha scritto in lingua
Sarda: «S’istoria ha tanti erois
decretau po hai distruttu vidas in
conflittu, mentras tui tanti vidas hai
salvau. Tui Giovanni intras cun
prenu dirittu me is paginas prus bellas de
s’istoria chi firmas genialis hant’iscrittu (La storia ha decretato tanti
eroi per aver distrutto vite umane in conflitto, mentre tu tante vite hai
salvato. Tu, Giovanni,entri con pieno diritto nelle pagine più belle della
storia che menti geniali hanno scritto).
In
effetti, i salvataggi in mare effettuati da Camedda non si contano più.
Settanta, ottanta o forse novanta. Di
certo, la vita di quest’uomo generoso della terra d’Arborea è stata quanto
mai avventurosa, vissuta tra mari in tempesta per soccorrere qualche nave in
difficoltà, sempre pronta a impegnarsi, sprezzando il pericolo, a favore del
prossimo.
Sono
così tanti gli avvenimenti che hanno contrassegnato quasi mezzo secolo di
attività del “comandante” che citarli tutti diventa quasi impossibile.
Ma basta scorrere il famoso album per rifare la storia di questo
contadino trasformato dai casi della vita in marinaio.
Il
primo salvataggio è forse quello che si ricorda di più. Siamo nel 1960 quando
Camedda, imbarcato sul rimorchiatore “Karel” con base a Cagliari, è
chiamato al primo intervento. La
nave mercantile “Maria Bibolini”, partita da Civitavecchia e diretta a Porto
Said, perde l’elica a causa di una tremenda mareggiata e viene subito a
trovarsi in
grossa difficoltà. Il rimorchiatore “Karel” raccolto l’S.O.S. parte
per aiutarla. Date le proibitive condizioni del mare, l’opera di salvataggio
si rivela subito molto difficile e soltanto dopo molte ore i soccorritori
riescono a trainare la nave con venti uomini a bordo, sino al porto di Napoli.
Altro
salvataggio importante quello effettuato a Cagliari nel 1960, proprio la notte
di Natale. Ci vogliono due giorni per portare al sicuro la nave “Marianne
Teloc” che, col motore inceppato, è in balia del mare a forza nove. Nel 1965, Camedda assume il comando del rimorchiatore “Prode” ed interviene per portare in salvo la petroliera “Esso Cardi” di 50 mila tonnellate, battente bandiera italiana, rimasta in avaria con quaranta persone a bordo: l'albero del suo motore si è rotto a sessanta miglia da Capo Spartivento. Le capacità professionali di Camedda e dei suoi uomini sono messe a dura prova, ma l'operazione riesce perfettamente.
Il
1973 e 1974 sono anni davvero intensi per l’attività del “comandante”e
contano almeno venticinque salvataggi, alcuni dei quali hanno davvero
dell’incredibile.
In
acque francesi soccorre e porta in salvo la nave “Maria Boz” che sta
affondando con i suoi nove membri d’equipaggio, mentre nelle Bocche di
Bonifacio infuria una violentissima tempesta, salva la nave mercantile
“Costanza” battente bandiera italiana.
Camedda opera anche nelle acque di casa nostra, allorché soccorre la
“Mater Nostra” alla deriva nei pressi dell’isola di Mal di Ventre.
Altro
spericolato salvataggio quello della nave petroliera “Saija”, 36 mila
tonnellate, battente bandiera panamense, con a bordo quarantacinque persone
tutte norvegesi. Per le incredibili condizioni del mare, la nave, che sta
compiendo il suo viaggio inaugurale va ad incagliarsi nell’isola di Cavallo in
Corsica. A queste disgrazie si aggiungono il suicidio del comandante che si è
sparato un colpo di pistola e quello del comandante in seconda trovato moribondo
da Camedda perché si era reciso le vene dei polsi (morirà più tardi su un
elicottero durante il trasporto in ospedale). Ignorando il pericolo e con una
buona dose di sangue freddo, Camedda, salito a bordo, fa assumere il comando ad
un ufficiale, evita la riuscita del carico ed alleggerisce l’imbarcazione
scaricando il gasolio su altre petroliere giunte nel frattempo da Livorno.
Alla fine, rimorchia la nave con tutto l’equipaggio nel porto di La
Maddalena.
Per concludere come ha sottolineato l’Ammiraglio Luigi Romani, in
occasione della consegna a Giovanni Camedda dell’XI° Premio “Una vita
dedicata al mare”, nel novembre 1993 a Pisa nello storico Palazzo dei
Cavalieri di Santo Stefano, <<*Camedda è protagonista di una storia
“fatta di tanta dedizione ed altruismo, ancora più encomiabile nei tempi
aridi in cui viviamo, nei quali troppo spesso anche un semplice gesto umano e
generoso verso il prossimo, non è più la regola ma l’eccezione>>*.
Beppe
Meloni da “ORISTANO memoria e cronaca, Fatti e personaggi della terra
d’Arborea”, pagine 258 – 259 – 260 – 261 (editrice S'ALVURE)
*Luigi
ROMANI, presentazione del Comandante Giovanni Camedda da <<Quaderni
Stefaniani>>, Anno XIII, Pisa 1994, p. 16
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Last Update 01/03/2007
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