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"A Giovanni Camedda e Rudolph Giuliani il Premio Internazionale della Bontà"

ORISTANO Novecento e dintorni

Il lungo cammino verso la modernità

di Beppe Meloni (editrice S'ALVURE)

pagine 237 – 238

       

Gli encomi, i riconoscimenti, le medaglie e gli attestati ricevuti durante una lunga carriera per i coraggiosi salvataggi effettuati nel mare in tempesta e con grande sprezzo del pericolo, sono stati tali e tanti (dal Premio "Guida" massima onorificenza internazionale di "Avanti tutta", al titolo di Commendatore della Repubblica Italiana e del Regno di Spagna, alle medaglie d'oro delle Amministrazioni provinciali di Cagliari, Sassari e alla targa al merito della Provincia di Oristano) che il "Comandante" Giovanni Camedda ha forse perso il conto.

        Ma il "Premio Internazionale della bontà" che Giovanni Camedda ha ricevuto l'otto dicembre del 2001 a Vercelli dalle mani del Prefetto, Leonardo Cerenzia, è stato sicuramente il più ambito e destinato ad essere gelosamente conservato nel cuore di questo contadino di Solanas diventato "eroe del mare".

        L'importante riconoscimento ottenuto a Vercelli, che ogni anno sin dal lontano 1946 viene offerto dal giornale "La Sesia", nella stessa circostanza è stato consegnato all'ormai celeberrimo sindaco di New York, Rudolph Giuliani. Quando ancora gli occhi del mondo erano puntati sulla grande tragedia del Ground Zero e la distruzione delle torri gemelle. In particolare al comandante Camedda è stato inoltre consegnato il Premio "Dottor Giulio Sambonet" istituito nell'ambito dei premi della bontà, trentadue anni fa, dall'Associazione Industriali di Vercelli e della Valsesia per premiare gli atti e le manifestazioni di generosità, altruismo, senso civico ed eroismo nel mondo del lavoro.

        La Giuria del "Premio Internazionale della bontà" composta dal sindaco di Vercelli, Gabriele Bagnaso, dal Prefetto, Leonardo Cerenzia, dall'arcivescovo, Enrico Masseroni e dall'amministratore delegato del giornale "La Sesia", ha scelto il cittadino di Solanas, con la seguente motivazione: a Giovanni Camedda "Autentica leggenda vivente del mare, prima, come comandante dei rimorchiatori di Porto Torres, poi, come pilota del porto di Oristano, ha effettuato decine di salvataggi in condizioni estreme, a rischio della propria vita, recuperando naviglio, salvando le coste dall'inquinamento del petrolio, restituendo alle famiglie centinaia di vite di marinai che altrimenti sarebbero andate perdute".

        Quella che raccontiamo è solo una parte del rapporto di Spyridon Messinezos, comandante della nave cipriota "Santa Marina" di 1.149 tonnellate, nove uomini di equipaggio, recuperata nelle acque a nord ovest dell'Asinara fra il 20 e il 21 ottobre 1974. Condizioni meteo: vento con raffiche fino a centocinquanta chilometri all'ora, mare forza dieci.

        Il comandante del rimorchiatore era Giovanni Camedda di Solanas di Cabras, vera "leggenda del mare". Il rimorchiatore, prosegue il rapporto, compie delle manovre che ci fanno rabbrividire. Gli uomini che sono a bordo non sappiamo più se sono angeli o diavoli. Basta una manovra errata ed è la fine per tutti, per il rimorchiatore e per noi.

        "Mentre il rimorchiatore risale sulla cresta di un'onda e la nostra nave sta per sprofondare nel vuoto creato da un'altra che l'ha preceduta, ci viene lanciata una cima".

        "La perizia marinaresca degli uomini del rimorchiatore ci lascia sbalorditi. Come e più di loro sappiamo che lavorano sul filo di lana della morte. Crediamo che l'aggancio sia riuscito ma la cima, in seguito al contraccolpo dovuto a una ennesima ondata, si spezza. E così il tentativo di aggancio si ripete, con altre tre cime consecutive che si spezzano come niente".

        "Il mare continua a infuriare, il rimorchiatore lo vediamo ora di prora, ora di poppa. Finalmente un'altra cima, pare che tenga, viene messa in tiro. Preghiamo tutti, penso anche quelli del rimorchiatore perché è il momento più critico e delicato del nostro salvataggio: basta una sola sbandata e finiamo capovolti entrambi".

        "La cima resiste e la "Santa Marina" comincia a prendere la direzione voluta dal comandante del rimorchiatore. Sinistre le onde si infrangono a meno di mezzo miglio dalle rocce dell'Asinara, dove saremmo andati a finire noi..."

        Camedda benché abbia affrontato nella sua lunga carriera in ogni angolo del Mediterraneo, mare forza nove e forza dieci, con venti da 130 a 150 chilometri all'ora e onde gigantesche, non ha mai imparato a nuotare. Rivendicando le sue origini contadine e sottolineando che dal mare non saprebbe stare lontano.

        Dice di aver sempre portato con sì, in una tasca il Rosario e nell'altra una P38. Con ciò volendo sottolineare che la protezione dell'Onnipotente e la fortuna sono indispensabili. Ma quando è il momento di agire, occorre saper prendere anche le decisioni più estreme.

        Come ha sempre fatto nella sua carriera, il comandante Giovanni Camedda, il contadino di Solanas diventato "eroe del mare". Che proprio di recente, con decreto del 18 dicembre del 2002, è stato insignito dell'altissima onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al merito dalla Repubblica Italiana da parte del Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

 

Beppe Meloni da “ORISTANO Novecento e dintorni Il lungo cammino verso la modernità”, pagine 237 – 238 

(editrice S'ALVURE)

 

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