Gli encomi, i riconoscimenti, le
medaglie e gli attestati ricevuti durante una lunga carriera per i
coraggiosi salvataggi effettuati nel mare in tempesta e con grande sprezzo
del pericolo, sono stati tali e tanti (dal Premio "Guida" massima
onorificenza internazionale di "Avanti tutta", al titolo di Commendatore
della Repubblica Italiana e del Regno di Spagna, alle medaglie d'oro delle
Amministrazioni provinciali di Cagliari, Sassari e alla targa al merito
della Provincia di Oristano) che il "Comandante" Giovanni Camedda ha forse
perso il conto.
Ma il "Premio Internazionale della bontà" che Giovanni Camedda ha ricevuto
l'otto dicembre del 2001 a Vercelli dalle mani del Prefetto, Leonardo
Cerenzia, è stato sicuramente il più ambito e destinato ad essere
gelosamente conservato nel cuore di questo contadino di Solanas diventato
"eroe del mare".
L'importante riconoscimento ottenuto a Vercelli, che ogni anno sin dal
lontano 1946 viene offerto dal giornale "La Sesia", nella stessa
circostanza è stato consegnato all'ormai celeberrimo sindaco di New York,
Rudolph Giuliani. Quando ancora gli occhi del mondo erano puntati sulla
grande tragedia del Ground Zero e la distruzione delle torri gemelle. In
particolare al comandante Camedda è stato inoltre consegnato il Premio
"Dottor Giulio Sambonet" istituito nell'ambito dei premi della bontà,
trentadue anni fa, dall'Associazione Industriali di Vercelli e della
Valsesia per premiare gli atti e le manifestazioni di generosità,
altruismo, senso civico ed eroismo nel mondo del lavoro.
La Giuria del "Premio Internazionale della bontà" composta dal sindaco di
Vercelli, Gabriele Bagnaso, dal Prefetto, Leonardo Cerenzia,
dall'arcivescovo, Enrico Masseroni e dall'amministratore delegato del
giornale "La Sesia", ha scelto il cittadino di Solanas, con la seguente
motivazione: a Giovanni Camedda "Autentica leggenda vivente del
mare, prima, come comandante dei rimorchiatori di Porto Torres, poi, come
pilota del porto di Oristano, ha effettuato decine di salvataggi in
condizioni estreme, a rischio della propria vita, recuperando naviglio,
salvando le coste dall'inquinamento del petrolio, restituendo alle
famiglie centinaia di vite di marinai che altrimenti sarebbero andate
perdute".
Quella che raccontiamo è solo una parte del rapporto di Spyridon
Messinezos, comandante della nave cipriota "Santa Marina" di 1.149
tonnellate, nove uomini di equipaggio, recuperata nelle acque a nord ovest
dell'Asinara fra il 20 e il 21 ottobre 1974. Condizioni meteo: vento con
raffiche fino a centocinquanta chilometri all'ora, mare forza dieci.
Il comandante del rimorchiatore era Giovanni Camedda di Solanas di Cabras,
vera "leggenda del mare". Il rimorchiatore, prosegue il rapporto, compie
delle manovre che ci fanno rabbrividire. Gli uomini che sono a bordo non
sappiamo più se sono angeli o diavoli. Basta una manovra errata ed è la
fine per tutti, per il rimorchiatore e per noi.
"Mentre il rimorchiatore risale sulla cresta di un'onda e la nostra nave
sta per sprofondare nel vuoto creato da un'altra che l'ha preceduta, ci
viene lanciata una cima".
"La perizia marinaresca degli uomini del rimorchiatore ci lascia
sbalorditi. Come e più di loro sappiamo che lavorano sul filo di lana
della morte. Crediamo che l'aggancio sia riuscito ma la cima, in seguito
al contraccolpo dovuto a una ennesima ondata, si spezza. E così il
tentativo di aggancio si ripete, con altre tre cime consecutive che si
spezzano come niente".
"Il mare continua a infuriare, il rimorchiatore lo vediamo ora di prora,
ora di poppa. Finalmente un'altra cima, pare che tenga, viene messa in
tiro. Preghiamo tutti, penso anche quelli del rimorchiatore perché è il
momento più critico e delicato del nostro salvataggio: basta una sola
sbandata e finiamo capovolti entrambi".
"La cima resiste e la "Santa Marina" comincia a prendere la direzione
voluta dal comandante del rimorchiatore. Sinistre le onde si infrangono a
meno di mezzo miglio dalle rocce dell'Asinara, dove saremmo andati a
finire noi..."
Camedda benché abbia affrontato nella sua lunga carriera in ogni angolo
del Mediterraneo, mare forza nove e forza dieci, con venti da 130 a 150
chilometri all'ora e onde gigantesche, non ha mai imparato a nuotare.
Rivendicando le sue origini contadine e sottolineando che dal mare non
saprebbe stare lontano.
Dice di aver sempre portato con sì, in una tasca il Rosario e nell'altra
una P38. Con ciò volendo sottolineare che la protezione dell'Onnipotente e
la fortuna sono indispensabili. Ma quando è il momento di agire, occorre
saper prendere anche le decisioni più estreme.
Come ha sempre fatto nella sua carriera, il comandante Giovanni Camedda,
il contadino di Solanas diventato "eroe del mare". Che proprio di recente,
con decreto del 18 dicembre del 2002, è stato insignito dell'altissima
onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al merito dalla Repubblica
Italiana da parte del Presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Beppe
Meloni da “ORISTANO
Novecento e dintorni
Il lungo cammino verso la modernità”, pagine
237 – 238
(editrice S'ALVURE)