|
Motonave "SANTA MARINA" Racconto di un incredibile Salvataggio Acque a Nord Ovest dell'Asinara 20 - 21 ottobre 1974 Il mercantile "Santa Marina" matr. 5B2610 di 1.173 tonnellate, battente bandiera Cipriota, proveniente dalla Jugoslavia e diretto a Marsiglia con un carico di 1.000 tonn. di merce varia si è trovato in difficoltà per un avaria al timone mentre navigava a 50 miglia da Punta Scorno nel canale di Sardegna, tra l'Isola e la Corsica. Condizioni meteo con vento a raffiche sino a 150 Km/h, mare sino a forza 10, un solo rimorchiatore, il "Vincente" da Portotorres, lasciò gli ormeggi mentre mezzi più imponenti rinunciarono al salvataggio per non aggiungere "tragedia a tragedia". Per compiere 6 miglia e mezzo il rimorchiatore, che pure ha una velocità di 18 nodi, impiegò ben 8 ore. Nel rapporto del Comandante del "Vincente", Giovanni Camedda", si evidenzia che le ondate arrivavano gigantesche tanto che gli alberi del "Santa Marina" li vedevano dall'alto; prima di riuscire ad agganciarsi alla nave in pericolo, sono stati spezzati ben 5 cavi da 120 millimetri, collaudati per sforzi di 32 tonnellate. La nave cipriota viene sospinta a velocità di tre nodi verso le scogliere di Punta Scorno. Quattro volte, manovrando sottovento alla nave in avaria, viene lanciato dal mezzo soccorritore un cavo di rimorchio e quattro volte il cavo si spezza. Queste operazioni durano dalle 7 del mattino alle 12,30. Il Comandante del "Santa Marina", Spyridon Messinezos, dopo lo strappo del quarto cavo, mentre la nave in pericolo si avvicina sempre più pericolosamente agli scogli dell’Asinara, scriverà nel suo rapporto: “Mi sostiene solo la grande fede in Dio e la volontà di salvare le vite umane in pericolo”. Ma a questo punto la tragedia sembra inevitabile anche perché, operando ancora da sottovento il rimorchiatore verrebbe a trovarsi fra gli scogli dell’Asinara e la nave alla deriva. Pertanto il Comandante decide di operare da sopravento, e proprio questa manovra temeraria riesce ad avere ragione di tutte le avversità e di tutti i pericoli. La nave viene finalmente agganciata senza ulteriori strappi di cavi e dopo oltre sette ore di continue manovre, rimorchiata a ridosso dell’Asinara verso la salvezza.
Forse la penna di un Conrad o di un London sarebbero riuscite a rendere chiaramente la terribile situazione di questo drammatico salvataggio. Ma un’idea più concreta di quegli interminabili momenti ce la offre il Rapporto del Comandante del "Santa Marina" più emotivo ed emozionante dello scarno rapporto del Comandante Camedda. Ecco alcuni passi. “Come comandante di una nave ritengo che nessuno sarebbe tanto pazzo, tanto incosciente ad avventurarsi in questa terribile tempesta per venirci a salvare (…) io continuo a pregare per me e per i miei uomini, ma sono già convinto che la nostra sorte è segnata (…) Il rimorchiatore compie delle manovre che ci fanno rabbrividire. Gli uomini che sono a bordo non sappiamo più se siano angeli o diavoli (…) Sinistre, le onde si infrangono a mezzo miglio dalle rocce dell’Asinara, dove saremmo andati a finire” se finalmente il quinto cavo non avesse tenuto. Si è accennato allo scarno Rapporto del Comandate Camedda. In due punti della narrazione egli accenna anche all’equipaggio che “pur avendo partecipato a diverse operazioni di salvataggio è scoraggiato di fronte a tanta furia” ma tace sul fatto che essendo l’equipaggio a pagliolo (cioè completamente a terra), tutte le manovre sono state svolte unicamente dal marinaio che rimane al timone, Gaspare Ottaviani, e dal Comandante che cerca, e alla fine riesce, ad agganciare la nave in pericolo traendola a salvamento. Così due soli uomini conducono a termine la più disperata delle missioni nelle acque a Nord Ovest della Sardegna.
RASSEGNA STAMPA DEL PERIODO
Ritorna a Salvataggi
|
|
Last Update 01/03/2007
no part of this website may be reproduced without permission |