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"Capitano, mio Capitano: l'esaltante vicenda di Giovanni Camedda, un contadino divenuto Intrepido marinaio"   

dal libro di Beppe Meloni, ORISTANO Memoria e cronaca

Fatti e personaggi della terra d'Arborea

(editrice S'ALVURE)

pagine 258 - 259 - 260 - 261

        Negli anni Settanta il giornalista genovese Giorgio Bubba scrivendo sulle colonne del giornale &lquot;Il Secolo XIX&rquot; del rimorchiatore &lquot;Vincente&rquot;, specializzato in eroici salvataggi, ha definito Giovanni Camedda &lquot;un personaggio che tanto sarebbe piaciuto a Hemingway. Ma Camedda (sardo di nascita, ligure per mentalità marinara) rifiuta l'alone della leggenda. "Sul mare - dice ancora oggi, dopo quarantaquattro anni di attivit" - soprattutto quando ci sono in gioco vita e barca, cadono le barriere che gli uomini si sono costruiti in terra e si ritorna ad essere veramente fratelli ed amici.&lquot;       

 Oggi, questo uomo di mare nato contadino, che ha cominciato a navigare giovanissimo, poco più che quindicenne alle dipendenze dell'armatore Onorato di Napoli, lascia spazio ai ricordi e alla nostalgia, mentre conversa con l'Ammiraglio di squadra Romualdo Balzano, venuto in visita da La Maddalena nella bella casa alle porte di Solanas, presso Cabras, e che vede, senza accenti retorici, nel Comandante Camedda &lquot;un vero eroe del mare&rquot;. Sfogliando, infatti, il suo vecchio album si perde addirittura il conto delle numerose onorificenze e centinaia di attestati, che questo uomo schivo e modesto si è guadagnato in tanti anni di attività.  Scherzosamente, il prefetto Romano, rappresentante del Governo presso la Regione Sarda, ha detto una volta rivolto a Camedda: &lquot;hai avuto più onorificenze tu che il Maresciallo Badoglio&rquot;.  

 

 

 

 

 

  Il comandante Camedda

        Vogliamo prenderci il gusto enumerarne alcune?  La massima onorificenza resta il &lquot;Premio Guida&rquot; assegnatogli da un organismo internazionale, poi il grande riconoscimento da parte del Consiglio Superiore della Marina Mercantile con &lquot;L'Avanti Tutta&rquot;, la cittadinanza onoraria dei Comuni di Arborea e Nurachi, le medaglie d'oro conferitegli dalle amministrazioni provinciali di Cagliari, Sassari e Oristano, il titolo di Cavaliere prima, Ufficiale poi e infine Commendatore al merito della Repubblica Italiana e della Repubblica Spagnola.  Quest'ultima concessagli dal Ministerio de asutitos exteriores, datata Madrid 5 gennaio 1978, reca tra le altre anche la firma del Re Juan Carlos, e si rivolge a Giovanni Camedda con queste parole: &lquot;Expresadole mi sincera felicitacion por el alto honor que ha merecido, la saluda atentamente y le reitera el testimonio de su distinguida coniíderacio&rquot;.

        Antonio Pazzola di Sennori e Raimondo Bechere di Bultei, due fra i migliori interpreti della poesia dialettale sarda, gli hanno dedicato versi affettuosi.  Ma sicuramente quelli che Camedda ha gradito maggiormente sono quelli del barbiere di Cabras, Giuseppe Meli, che ha scritto in lingua Sarda: &lquot;S'istoria ha tanti erois decretau po hai distruttu vidas in conflittu, mentras tui tanti vidas hai salvau.  Tui Giovanni intras cun prenu dirittu me is paginas prus bellas de s'istoria chi firmas genialis hant'iscrittu (La storia ha decretato tanti eroi per aver distrutto vite umane in conflitto, mentre tu tante vite hai salvato. Tu, Giovanni,entri con pieno diritto nelle pagine più belle della storia che menti geniali hanno scritto).

        In effetti, i salvataggi in mare effettuati da Camedda non si contano più.  Settanta, ottanta o forse novanta.  Di certo, la vita di quest'uomo generoso della terra d'Arborea è stata quanto mai avventurosa, vissuta tra mari in tempesta per soccorrere qualche nave in difficoltà, sempre pronta a impegnarsi, sprezzando il pericolo, a favore del prossimo.

        Sono così tanti gli avvenimenti che hanno contrassegnato quasi mezzo secolo di attività del "comandante" che citarli tutti diventa quasi impossibile.  Ma basta scorrere il famoso album per rifare la storia di questo contadino trasformato dai casi della vita in marinaio.

        Il primo salvataggio è forse quello che si ricorda di più. Siamo nel 1960 quando Camedda, imbarcato sul rimorchiatore "Karel" con base a Cagliari, è chiamato al primo intervento.  La nave mercantile "Maria Bibolini", partita da Civitavecchia e diretta a Porto Said, perde l'elica a causa di una tremenda mareggiata e viene subito a trovarsi in grossa difficoltà. Il rimorchiatore "Karel" raccolto l'S.O.S. parte per aiutarla. Date le proibitive condizioni del mare, l'opera di salvataggio si rivela subito molto difficile e soltanto dopo molte ore i soccorritori riescono a trainare la nave con venti uomini a bordo, sino al porto di Napoli.

        Altro salvataggio importante quello effettuato a Cagliari nel 1960, proprio la notte di Natale. Ci vogliono due giorni per portare al sicuro la nave "Marianne Teloc" che, col motore inceppato, è in balia del mare a forza nove.

        Nel 1965, Camedda assume il comando del rimorchiatore "Prode" ed interviene per portare in salvo la petroliera "Esso Cardi" di 50 mila tonnellate, battente bandiera italiana, rimasta in avaria con quaranta persone a bordo: l'albero del suo motore si è rotto a sessanta miglia da Capo Spartivento. Le capacità professionali di Camedda e dei suoi uomini sono messe a dura prova, ma l'operazione riesce perfettamente. 

              Altra impresa temeraria al pontile di Sarroch, quando la nave passeggeri "Westar", diecimila tonnellate, battente bandiera norvegese, con venti persone a bordo, è attaccata da un incendio, avendo al suo fianco una petroliera che sta effettuando operazioni di carico di benzina.  Sono momenti drammatici.  Occorre salvare l'equipaggio e trainare la nave al largo per scongiurare una tragedia di grosse dimensioni. L'impresa, grazie all'abilità di manovra ed al coraggio di Camedda, riesce e per giorni si lavora al largo per spegnere l'incendio.  

        Il 1973 e 1974 sono anni davvero intensi per l'attività del "comandante" e contano almeno venticinque salvataggi, alcuni dei quali hanno davvero dell'incredibile.

        In acque francesi soccorre e porta in salvo la nave "Maria Boz" che sta affondando con i suoi nove membri d'equipaggio, mentre nelle Bocche di Bonifacio infuria una violentissima tempesta, salva la nave mercantile "Costanza" battente bandiera italiana.  Camedda opera anche nelle acque di casa nostra, allorché soccorre la "Mater Nostra" alla deriva nei pressi dell'isola di Mal di Ventre.

        Altro spericolato salvataggio quello della nave petroliera "Saija", 36 mila tonnellate, battente bandiera panamense, con a bordo quarantacinque persone tutte norvegesi. Per le incredibili condizioni del mare, la nave, che sta compiendo il suo viaggio inaugurale va ad incagliarsi nell'isola di Cavallo in Corsica. A queste disgrazie si aggiungono il suicidio del comandante che si è sparato un colpo di pistola e quello del comandante in seconda trovato moribondo da Camedda perché si era reciso le vene dei polsi (morirà più tardi su un elicottero durante il trasporto in ospedale). Ignorando il pericolo e con una buona dose di sangue freddo, Camedda, salito a bordo, fa assumere il comando ad un ufficiale, evita la riuscita del carico ed alleggerisce l'imbarcazione scaricando il gasolio su altre petroliere giunte nel frattempo da Livorno.  Alla fine, rimorchia la nave con tutto l'equipaggio nel porto di La Maddalena.

        Per concludere come ha sottolineato lùAmmiraglio Luigi Romani, in occasione della consegna a Giovanni Camedda dell'XI° Premio "Una vita dedicata al mare", nel novembre 1993 a Pisa nello storico Palazzo dei Cavalieri di Santo Stefano, <<*Camedda è protagonista di una storia "fatta di tanta dedizione ed altruismo, ancora più encomiabile nei tempi aridi in cui viviamo, nei quali troppo spesso anche un semplice gesto umano e generoso verso il prossimo, non è più la regola ma l'eccezione>>*.

 

Beppe Meloni da "ORISTANO memoria e cronaca, Fatti e personaggi della terra d'Arborea", pagine 258 - 259 - 260 - 261 (editrice S'ALVURE)

*Luigi ROMANI, presentazione del Comandante Giovanni Camedda da <<Quaderni Stefaniani>>, Anno XIII, Pisa 1994, p. 16  

SALVATAGGI

 

 

 

 

 

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