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R/re "VINCENTE"

Rapporto del Comandante

Giovanni Camedda

 

ESTRATTO DEL GIORNALE NAUTICO PARTE SECONDA

R/re "VINCENTE" di T.s.l. 232, matr. N° 351 del compartimento Marittimo di Cagliari al Comando del P.M. CAMEDDA GIOVANNI.

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20/10/1974 in porto a Portotorres.

Ore 19.00 la Capitaneria di Porto mi comunica di tenermi pronto in quanto una nave si trova in difficoltà al largo delle coste sarde. Tutto l’equipaggio pronto per ogni evenienza

21/10/1974

Ore 00.15 tramite Radio Costiera il comando della nave "Santa Marina" comunica di essere in gravi difficoltà per avarie a circa 50 miglia a NW di Punta Scorno (Isola dell’Asinara), il comandante mi avverte che va alla deriva verso la costa rocciosa, in quanto ha in avaria timone e macchine, e nulla può con i mezzi di bordo.

Ore 00.50 usciti in mare con vento e mare da NW forza 9 e procedo verso il punto indicato dalla nave in pericolo. I bollettini meteorologici danno nella zona vento e mare da NW forza 10. La nave passeggeri "Canguro Azzurro" di circa 7.000 T.s.l. proveniente da Genova per Portotorres, avendo seguito la rotta a levante della Corsica è rimasta a ridosso di tale isola in attesa di miglioramento degli elementi.

Le condizioni del mare, veramente proibitive, mettono a dura prova l’equipaggio ed il rimorchiatore. Lo scafo sotto la violenza dei colpi di mare beccheggia, rolla e vibra fortemente, le ondate spazzano i ponti scoperti con furia, si avanza a fatica.

Appena allo scoperto di Punta Scorno il mare diventa ancora più furioso, si prosegue a stento la navigazione.

Ore 06.30 si avvista la nave alla deriva a circa 4 – 5 miglia dagli scogli, completamente traversata al mare. Vista la gravissima situazione chiedo in macchine il massimo sforzo nonostante le vibrazioni cui è sottoposto il rimorchiatore si facciano sempre più forti.

Ore 07.10 giungo in prossimità della M/n "Santa Marina". La situazione è drammatica. Il vento e le ondate la sospingono inesorabilmente alla velocità di circa 3 nodi verso gli scogli. La manovra di accosto è difficilissima e pericolosissima per il mare tempestoso. Manovro opportunamente ma ogni qualvolta cerco di accostarmi per portarmi in posizione utile per azionare il lancia sagole, il pericolo di collisione è imminente per cui devo allontanarmi e ritentare la manovra. Stare allo scoperto è molto pericoloso. Bisogna lavorare tenendosi sempre pronti ad afferrarsi a qualche solido punto fisso per non essere portato via dal mare. Il mio equipaggio pur avendo partecipato a diverse operazioni di salvataggio è scoraggiato di fronte a tanta furia. Mi precipito in coperta per rincuorarlo e aiutarli materialmente nella distesa del cavo di rimorchio.

Ore 08.30 il cavo finalmente è al gancio. Inizio la navigazione con rimorchio a lento moto dirigendo in maniera da allontanare la nave dagli scogli. Il cavo è sottoposto a continui strappi in quanto la "Santa Marina" priva di timone, non può mantenersi in rotta.

Ore 09.10 il cavo si spezza. Si ripete la manovra di avvicinamento e con fatica si stende un secondo cavo.

Ore 10.05 il cavo si spezza sotto un violento strappo. Altra manovra di riavvicinamento per riprendere il rimorchio. Si evita una collisione per un vero miracolo ma infine il terzo cavo è assicurato.

Ore 11.10 è impossibile evitare gli strappi. Il terzo cavo si rompe.

Ore 11.50 il quarto cavo è assicurato. Si riprende la navigazione, sempre a lentissimo moto.

Ore 12.50 si sperava che tutto andasse per il bene ma anche questo cavo si strappa. Mi sostiene solo la gran fede in Dio e la volontà di salvare le vite umane in pericolo a bordo della "Santa Marina".

Nel susseguirsi delle operazioni la nave di cui stavo tentando il rimorchio si era ormai avvicinata a poche centinaia di metri dagli scogli su cui frangevano minacciose le onde. In quel punto la costa è costituita da scogliere a picco sul mare alla cui base i fondali sono di circa 40-50 metri. La tragedia sembra inevitabile.

Non giudico prudente operare un nuovo tentativo di prendere a rimorchio la nave avvicinandomi dal lato di sottovento perché dovrei passare tra essa e la costa ed operare avendo, da un lato la minaccia della nave alla deriva e dall’altro lato gli infidi scogli dell’Asinara. Decido pertanto di avvicinarmi sopravento. La manovra ed il tempo sempre più limitato a disposizione. La buona sorte ci assiste ed il quinto cavo è finalmente al gancio. Navigo a lentissimo moto in maniera da allontanare la "Santa Marina" dall’estremo Nord di Punta Scorno sfruttando lo scarroccio per passare a levante di essa.

Ore 14.40 finalmente siamo a ridosso dell’Asinara. Siamo estenuati dallo sforzo e dalla tensione nervosa, ci sorregge solo la soddisfazione di essere riusciti a portare a buon fine il salvataggio.

Ore 16.50 nella rada di Portotorres.

Comandante R/re "VINCENTE"

Giovanni Camedda

 

 

Rapporto del Comandante del "Santa Marina"  

Supplemento d'indagine della Capitaneria di Porto Torres

Deposizione del Fanalista di Punta Scorno

Carta della zona del sinistro

        

La storia del Santa Marina

 

 

 

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